Quando percorri un sentiero, fermati un momento a pensare alle persone che l’hanno percorso prima di te. E non intendo solo quei due escursionisti che hai salutato salendo, né agli operai che sono passati a sistemare alcuni passaggi più impegnativi, e nemmeno a chi quel sentiero l’ha tracciato e accatastato qualche anno fa. Spesso un sentiero può essere molto, molto più vecchio di quello che immagini. Può essere una vecchia strada comunale, una mulattiera utilizzata per raggiungere un alpeggio, una via percorsa da pellegrini e viandanti da secoli e secoli.
Camminando lentamente, questi segni a volte possono essere riconosciuti.
È uno degli aspetti che amo maggiormente del trekking: scoprire che il paesaggio che abbiamo davanti agli occhi non è soltanto “naturale”, ma è il risultato di una lunga relazione tra ambiente e comunità.
Il paesaggio è una storia a cielo aperto

Quando attraversiamo un bosco possiamo incontrare muri a secco, terrazzamenti, castagni coltivati, vecchie fonti, ruderi o strade lastricate.
Sono tutti indizi, che raccontano che qualcuno è passato da lì, ha costruito, coltivato, trasportato materiali, allevato animali, raccolto legna o semplicemente utilizzato quella strada per spostarsi. In alcune zone della Toscana questa relazione è particolarmente evidente.
La Valleriana, per esempio, è caratterizzata da piccoli borghi, castagneti, corsi d’acqua e antiche vie che collegavano le cosiddette Castella della valle. Il territorio conserva inoltre la memoria della sua posizione storica di confine tra Lucca e Firenze.
Perché camminare aiuta a capire
In automobile attraversiamo velocemente un paesaggio. A piedi lo attraversiamo con il corpo, sentiamo la pendenza, cambiamo ritmo, incontriamo una sorgente, ci fermiamo davanti a un edificio, osserviamo la vegetazione. Questa lentezza modifica il nostro modo di percepire il territorio.
Una salita che inizialmente sembra soltanto fatica può diventare la spiegazione del motivo per cui un antico borgo è stato costruito proprio in quel punto. Una mulattiera può raccontare più di una fotografia.

Le antiche strade sono diventate sentieri
Molti percorsi escursionistici contemporanei seguono tracciati che hanno avuto una funzione molto concreta. In Valleriana, per esempio, le antiche strade che collegavano le Castella sono oggi percorribili come sentieri. Camminare tra San Quirico, Fibbialla, Medicina e gli altri nuclei della valle significa quindi attraversare un paesaggio in cui natura e storia sono continuamente sovrapposte.
Lo stesso principio si ritrova in molte altre parti della Toscana. Ecco perché un’escursione storico-naturalistica non dovrebbe essere una semplice successione di nomi di piante e toponimi…. La storia va cercata nelle pietre, nella forma dei sentieri, nella posizione dei paesi e nel modo in cui il territorio è stato utilizzato.
Anche il bosco racconta la presenza dell’uomo
Un errore frequente è pensare che un bosco sia necessariamente un ambiente “selvaggio”. In realtà molti boschi toscani hanno una storia molto complessa, e tra tutti il castagneto da frutto ne è un esempio evidente. Non è semplicemente una formazione forestale, poiché per generazioni è stato curato, potato e utilizzato come risorsa alimentare ed economica. Quando una comunità abbandona queste attività, il paesaggio cambia.
La guida come interprete del paesaggio
Una Guida Ambientale Escursionistica può aiutare a mettere insieme questi frammenti. Non si tratta di trasformare ogni escursione in una lezione, ma al contrario, il racconto dovrebbe nascere da quello che incontriamo.
Una pietra può diventare l’occasione per parlare di architettura, una pianta può introdurre il tema dell’agricoltura tradizionale, un panorama può spiegare la geografia di una valle. È questa connessione tra elementi apparentemente diversi che rende un’escursione un vero viaggio nel paesaggio.




